Gran Fondo "Bardonecchia Mountain Classic" a Bardonecchia (To)

 

E così anche per il 2006 posso vantare (parola usata a sproposito) la presenza ad una gara, non una gara qualsiasi ma bensì una Gran Fondo che fa parte di importanti circuiti quali WindTex, Prestigio MTB Magazine ed altri: si tratta della Bardonecchia Mountain Classic (BMC).
Per quanto mi riguarda si tratta della seconda partecipazione a questa manifestazione. Dalla prima volta sono passati diversi anni, credo si trattasse del 1997 o 1999, ricordo che era l’anno in cui i giochi olimpici invernali del 2006 furono assegnati a Torino.
Ma la cosa che veramente rende importante, e per ora unica, questa gara è che Loredana ha accettato di presenziare: si tratta di un evento più unico che raro!

Anche in questo caso, poiché sono perfettamente conscio delle mie limitate capacità fisiche ed atletiche ho optato per il percorso corto (ottimisticamente definito “Medio Fondo”) di soli 31 Km ma che prevede la terribile ascesa al passo Colomion: il percorso della Gran Fondo di 55Km che prevede due importati salite non è alla mia portata.

Devo essere sincero, la partecipazione alla BMC è stata ponderata a lungo sin dal mese di gennaio e studiata con particolare attenzione, seduto sulla tazza del water sfogliando la rivista MTB magazine che ne parla e la descrive a fondo, facendo parte del Prestigio da loro organizzato. Nei giorni immediatamente precedenti la gara, ho più volte studiato il percorso (quasi completamente sconosciuto) cercando di capire quale “tattica” applicare in gara e, soprattutto, cercando di intuire quale avrebbe potuto essere il mio tempo finale. Dopo tanto cogitare il sabato immediatamente precedente la gara ero sicuro: l’obiettivo era terminare la gara tra le 2 ore e le 2 ore ed un quarto; il tempo limite di due ore e mezza solo nel caso di crisi fisiche/meccaniche sul percorso; qualsiasi altro risultato era da considerasi come una disfatta.

Il percorso di gara è di 31Km; raggiungere l’obiettivo significa mantenere una media nei dintorni dei 15Km/h. Sforzandomi a fondo sono sicuro di riuscirci, anche se i Km nelle gambe sono pochissimi (circa 120, tutti di MTB) molto meno di quelli accumulati l’anno passato in questo periodo (il meteo ed i turni lavorativi di Loredana non mi hanno aiutato) anche se le lezioni di spinning sono sempre molte (in media 1.5 a settimana da gennaio 2006). Un minimo di fondo ci dovrebbe essere: il resto in qualche modo lo tirerò fuori…

Ed eccoci: finalmente domenica 11 giugno è giunta!

I bimbi sono andati al mare con i nonni (beati loro, i bimbi ovviamente!) e la sveglia suona puntuale alle 6:59. L’appuntamento con Kusa e gli altri è a Bardonecchia, loro partono da Caluso alle 6.30 ma per loro la gara inizia un’ora prima rispetto a me.

Il tempo non è dei più esaltanti: nuvole, nuvole ed ancora nuvole e temperatura bassina (16 gradi) a Caluso, in compenso a Bardonecchia la colonnina di mercurio scende ancora; siamo intorno ai 12 gradi con un forte vento freddo.

Il primo dilemma è relativo a come vestirsi: meglio coprirsi (in fondo si sale sino a 2300m…) oppure è meglio optare per una versione primaverile?

Opto per la seconda ipotesi, prendendo un sacco di freddo sino alla partenza che finalmente alle 11 arriva (un’ora dopo che i veri bikers sono partiti per il percorso da 55Km).

La gara prevede un trasferimento per le vie di Bardonecchia guidato dietro un’auto a velocità controllata (leggasi a velocità sfrenata) per poi avere il via libera appena fuori l’abitato dove inizia la salita su asfalto.

Qui, con le pulsazioni oltre le 180, inizia la fatica; i primi si allontanano e nonostante il training autogeno in molti mi superano. La salita è estremamente pendente ma col mio passo procedo e recupero diverse posizioni, ad un certo punto si abbandona l’asfalto per un percorso in single track.

Incredibile: la gamba c’è ed è pure tonica, mi sento veramente in forma ed allora metto su il padellone ed il 12-14 posteriore. La strada è in falso piano o leggera salita ma la media è alta varia dai 25 ai 15 Km/h a secondo della pendenza.

Ad un certo punto inizia la prima parte di discesa: avviene su una carrabile (strada bianca) estremamente polverosa (basta vedere in che stato sarà la guarnitura ed il deragliatore a fine gara). Chissenefrega, mi lancio a velocità folle superando diversi altri bikers (ad un certo punto il contachilometri segna i 58Km/h) rischiando ben oltre il lecito sino a che… sino a che ad un certo punto, in piena velocità, sento la forcella piegare paurosamente verso destra il primo pensiero è “oddio adesso pianto un volo che demolisco la bici e mi spacco qualcosa!!” l’istinto mi porta a non toccare i freni ed a lasciare scorrere le ruote… dopo un tempo che mi sembra lunghissimo, ma in realtà brevissimo riacquisto il controllo del mezzo.

I battiti sono alle stelle (chiaramente non solo per la fatica) e le braghe metaforicamente piene!

Poco male, il peggio è passato e continuo a recuperare posizioni: controllo il contaKm ed il tempo: incredibile sono passati 40 minuti ed ho percorso quasi 15Km, la media è molto molto alta (sfiora i 19Km/h) ben oltre le mie aspettative.

Mentalmente ringrazio la buona Federica e le sue lezioni di spinning che, guarda caso, durano proprio 3/4 d’ora…

Arriviamo al punto in cui il percorso corto si incrocia con quello lungo: quelli che incontro sono i primi, ma non i primissimi) del percorso lungo.

Nonostante il tratto sia pianeggiante ed io pedali a velocità elevate (oltre i 25Km/h) i veri atleti mi sorpassano come se stessero guidando un Ciao: che smacco!

Decido di bere e… sorpresa! Avevo piazzato sulla bici due borracce, ricordo ancora le mie parole a Loredana: “vedi questa? Bene è la borraccia che perderò!”. Bene, la borraccia che dovevo perdere è saldamente al suo posto, mentre l’altra beh è da qualche parte sul sentiero…

Prima che la strada inizi a salire alle mie spalle sopraggiunge Daniele Cossetto: il tempo di salutarsi che è già un puntino all’orizzonte (terminerà 6° di categoria e 103° assoluto) io al mio passo mi avvicino al primo ristoro mentre la strada sale su asfalto.

Più la strada sale, più la mia gamba si fa pesante e la media scende: ora siamo introno ai 10Km/h ma i battiti restano stabili tra i 178 ed i 185. La fatica cresce e mi accorgo di avere fatto una cagata a tirare come un lippa nella prima parte: ora ne pago le conseguenze.

La strada non accenna a cambiare la pendenza è sempre alta ed il Colomion è sempre più lontano: intanto il ristoro (sempre il primo) si avvicina ora lo vedo. Stoicamente decido di non fermarmi, afferro al volo una borraccia e ne bevo avidamente metà, poi la scambio con un’altra che metto al posto di quella che ho perso.

Nel frattempo arriva Rudi: anche con lui scambio due parole (perché sprecare inutilmente il fiato??) mentre scompare all’orizzonte. Sono stupito: possibile che Kusa sia passato senza vedermi e senza che io vedessi lui? Bah, adesso ho cose molto più importanti sui cui concentrarmi: ad esempio la salita che mi attende!

Mamma mia, la strada sale e poi sale: inesorabile. Le gambe sono sempre più pesanti ed infine cedo: il rampichino diventa l’unico rapporto che riesco a spingere. Il vecchio dolore sciatico si riacutizza e si propaga dalla schiena (parte sinistra) sino al ginocchio: mamma mia, pensieri tristi (del tipo “ma chi c***o me l’ha fatto fare?”) iniziano ad affollare la mia mente, mentre dalle mie spalle sento un “Rudiiii, Rudiii” echeggiare. Lo ignoro beatamente concentrandomi sulla pedalata mentre sento ancora un “Rudiiiii” sempre più vicino, mi giro e mi accorgo che Andrea sta arrivando e mi ha scambiato per il lungo crinito Rudi (vebè che indossiamo il casco però…): probabilmente la fatica è tanta anche per lui per cui l’errore è perdonabile. Non ho tempo di vedere la velocità con cui Andrea mi sorpassa (pur avendo il doppio di Km di gara nelle gambe…) che io continuo a maledire la scelta di spingere alla morte nella prima parte di gara. Sono sfinito, le pulsazioni stabili oltre il 180, il fiato manca e le gambe assomigliano smpre più a dei macini. Mentre sto considerando tra me e me quanto sono stato imbecille ed incosciente, credo che mentre si fatica si tenda alla pazzia, sento una voce fantozziana che arriva dalle mie spalle chiedendo “Scusi, ma quanto è lontana la cima?”, si tratta di Kusa che si diverte a prendermi in giro… con lui riesco a spendere due parole e a scoprire che (mannaggia) la cima del Colomion dista oltre 4.5Km!! La disperazione è assoluta, uno sguardo al tachimetro che segna 5.5-6Km/h il panico si impadronisce del mio fisico distrutto. La mente inizia a vagare ed a calcolare quanto tempo impiegherò a raggiungere la cima e quanto manca alla fine: sono veramente preoccupato: sto terminando le forze, non riesco neppure più a bere dalla borraccia proseguo a pedalare perché ho raggiunto lo stadio che giunge dopo la fatica: è l’inerzia che mi da la forza di continuare. La certezza di chiudere entro le due ore e mezza oramai è un miraggio: non si tratta di una gara ma di una disfatta. Mi convinco che è da incoscienti fare la gara senza aver praticamente pedalato e con il solo allenamento dello spinning: decido che per quest’anno ho chiuso con le gare! Mi rincuora il fatto che con il mio passo che sfida la legge di gravità riesco ogni tanto a superare qualcuno la cosa mi pare incredibile… in particolare quando si tratta di atleti (?) che hanno scelto il mio stesso percorso!

Mentre la mia mente vaga persa in questi pensieri e canticchia Gianna di Rino Gaetano (chissà poi perché) in attesa di un evento che ponga fine a questo calvario ecco che un cartello inaspettato si para di fronte a me: Ultimo Km di salita!!

Non ci credo: le gambe di granito raccolgono le ultime gocce di forza: tra mille fatiche giungo in cima, l’ultimo strappo mi è fatale: i temuti crampi attanagliano i miei polpacci!

Al termine della salita c’è un ristoro, il tempo di bere 2 bicchieri di acqua e sali (nello stato in cui sono mi avrebbero potuto proporre qualsiasi roba…) e decido di ripartire la discesa mi attende!!

Sono felice: non attendevo altro che poter scendere e recuperare alcune posizioni.

La cosa accade, nei primi 500 metri di falso piano supero di slancio 7-8 atleti (pedalando col padellone ed il 12) per poi lanciarmi in una discesa spericolata sul tracciato di una pista di sci, anche qui riesco a superare un paio di avversari che procedono più lentamente. È incredibile quanto la discesa sia lunga, intanto ho superato altri 2 biker. Una rapida occhiata ed il tachimetro segna i 63Km/h, non male considerando che il fondo è tutt’altro che liscio; inizio però ad avere sospetti sull’affidabilità dello strumento quando l’indicatore della velocità massima indica 99.9Km/h… probabilmente ho preso una buca troppo velocemente!

Dopo oltre 7-8 minuti di discesa inizio a pagare la fatica fatta per salire sino al Colomion: sento i quadricipiti trasformarsi in due blocchi di marmo di Carrara. Il panico mi assale e per la mia incolumità rallento: porca pupazza iniziano a superarmi (alla fine della discesa mi avranno superato in 5!!) ed io fatico a far girare i pedali nei brevi tratti pedalabili.

Contrariamente a quanto possano pensare i neofiti la discesa non è un tratto semplice e riposante: tutt’altro. Oddio, non è faticoso come la salita ma sicuramente non è faticante. Innanzitutto il sedere quasi mai tocca la sella, ad esclusione dei tratti in cui si pedale per prendere velocità, diversamente si fa forza sulle gambe (ovvero sui pedali) per restare in equilibrio e ci si aggrappa letteralmente al manubrio: dopo quasi 10 minuti di questo trattamento si scoprono dei muscoli che non si sapeva di avere!

E dopo i quadricipiti anche i polsi iniziano a dolere: dalla gioia di affrontare la discesa passo ad uno stadio in cui non vedo l’ora che la tortura finisca. Giungo a Campo Smith, la discesa finisce e… rischio di fare la fine di Fantozzi, le gambe non ne vogliono sapere di pedalare sono bloccate!

Riesco miracolosamente a passare alla corona centrale ed al 32 posteriore, mi sento un deficiente pedalando estremamente agile quando dovrei spingere il rapporto più lungo che ho, però è l’unica cosa che riesco a fare con i crampi che mi dilaniano i quadricipiti: forza manca meno di 1Km all’arrivo!

La fatica oramai è giunta al temine, quasi tutti mi sorpassano mentre io continuo a pedalare un rapporto assurdo: mi pare di avere centinaia di aghi piantati nelle gambe, il dolore è terribile ma non demordo ecco che vedo lo striscione dell’arrivo.

Poco prima di passare sotto l’arco gonfiabile intravedo Loredana: le grido di venire ad acchiapparmi che sono scoppiato!

Termino la gare e per fortuna Lore è lì ad aspettarmi: mi tiene la bici mentre io faticosamente scendo e faccio streching per farmi passare i crampi: il momento è critico non riesco a parlare ed il dolore è veramente forte.

Passano un paio di minuti e mi godo l’impresa: ho finito la gara col serbatoio ben oltre la riserva, ma l’ho finita.

Quando poi guardo il tempo non credo hai miei occhi sono riuscito a terminare in 2 ore e 32 minuti: non male.

Beh, non male per modo di dire date le premesse, immaginavo di terminare in 2 ore, sarebbe una disfatta, però… però quando scopro che il vincitore ha terminato in 1 ora e 55 minuti capisco di essermi sopravalutato e che le 2 ore e mezza sono un risultato tutto sommato accettabile.

Considerando che ho terminato al 46esimo posto (su 97 classificati) posso dirmi soddisfatto.

 

Bene a questo punto c’è una nuova sfida che mi attende: la Serra Bike di Viverone (percorso corto di 22.5Km) a cui ho già partecipato lo scorso anno…